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Il delicato confine tra Bene e Male
Questo Blog nasce nel lontano 2005. Si prefigge di colmare l'enorme baratro d'ignoranza che ci circonda e che è dentro di noi, ponendosi mille e mille domande sulla società di oggi, sulla storia passata e contemporanea, su problemi filosofici che alla fin fine sono incredibilmente reali, sui problemi che giorno per giorno noi giovani dobbiamo affrontare. Perché la nostra vita, dipende soltanto da noi :)


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Postato alle 11/08/2009 12:06 di martedì, 11 agosto 2009
Claudio, un ragazzo comune con un nome comune (sempre se siete italiani), una vita comune: scuola, amici, una ragazza, giocare a calcio, uscire la sera...insomma una vita normale come tante altre e proprio questa cosa lo rendeva infelice e diverso dagli altri. Come tanti ragazzi passava ore a leggere fumetti di supereroi e a guardare film e telefilm, sin da piccolo e nella sua mente un'idea si era lentamente insinuata...lui sarebbe diventato qualcuno.
 
Si perché era un classico che il ragazzo introverso definito "sfigato" dai bulli, grazie al morso di un ragno, grazie ad un'onda cosmica, grazie al suo coraggio, grazie al suo genio, grazie alla sua abilità, sarebbe diventato un supereroe o forse avrebbe inventato qualcosa chi lo sa? Era nota a tutti la storia del famosissimo Bill Gates o di Beethoven o di Michael Jackson, tutte persone che avevano doti straordinarie nei loro rispettivi campi, che hanno creato, composto o fatto sognare quindi, perché pensare che lui non sarebbe stato così?
 
La televisione era piena di questi esempi, i giornali e le radio non facevano altro che parlare di questo ed i telefilm...cielo quanti esempi riportavano! Il padre e la madre non avevano mai dato più di tanta attenzione al figlio e mai si erano domandati se quelle letture e quelle visioni potessero essere dannose. Si dannose, perché a furia di leggere, a furia di guardare Claudio ha sprecato la sua intera giovinezza. Ed oramai diplomato (con il minimo dei voti) e pieno di desideri e di speranze si affacciò nel mondo cosìddetto "adulto".
 
Ma ahimé che brutta sorpresa ebbe.. Si perché aveva passato così tanto nel sognare grazie ai suoi eroi, da non rendersi conto di non aver vissuto la propria vita. Cosa sapeva fare? Nulla..giusto ciò che aveva fatto a scuola.. Immaginatelo come desiderate voi: grasso o magro? Non ha importanza. Bello o brutto? Non ci interessa. Forse suonicchia uno strumento, forse è bravo con i computer, forse sa scrivere in maniera decente, in poche parole sa fare qualcosa, scegliete voi cosa, ma lo fa in maniera mediocre. La sua vita è mediocre perché a causa di quelle letture/visioni "dannose" ha perso contatto con la realtà, non si è impegnato nella vita reale, ha dato per scontato che le doti naturali bastassero, andassero bene ma non glie è stato insegnato che quelle sono tutte cazzate.
 
Lo scoprirà col tempo, con somma tristezza, buttando giù i kili di merda che la vita ed il suo primo lavoro gli propineranno. E' mediocre. Lo è stato nella sua pubertà e lo è ancora adesso e magari adesso non sa più neanche come impegnarsi per migliorare in ciò per cui è portato. Magari adesso non sa neanche per cosa è portato. Non gli è stato insegnato e lui si è adagiato sul fondo del fiume, ma li...c'è molto molto fango.
 
Cosa farà adesso? Dovra passare anni a fare ciò che non gli piace? A fare un lavoro che ancor più lo farà sentire inutile? Si sarà reso conto del doversi svegliare? Del dover vivere attivamente? O sarà rimasto nel suo mondo? Avrà accettato che nella sua vita non sarà un eroe, un pianista, un concertista, un chitarrista, un genio dei computer, un genio delle reti, uno straordiario atleta, un genio dell'economia ma solo un uomo mediocre, come ce ne sono tanti? Eccezionale nel suo piccolo, ma uno come tanti e quindi per lui mediocre. Non sarà un Peter Parker, un Bill Gates o un Beethoven, sarà uno dei tanti. Non tutti siamo i protagonista di un libro, molti sono le comparse o i coprotagonisti. Ma per lui? Sarà diverso? Come riuscirà a farsi valere?

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Postato alle 24/04/2009 11:25 di venerdì, 24 aprile 2009
Parafrasando il titolo di una canzone di discreto successo del 2003, mi domando: where is the truth? Dov'è la verità? Molte persone, ingenue, danno per scontato che ciò che si sente ai tg, alla radio, ciò che si legge su internet su siti come Wikipedia o su giornali cartecei, sia vero, sia esatto, sia corretto.
 
Sappiamo benissimo che così non è. La storia è scritta dai vincitori e non dai perdenti, se, per esempio, Hitler avesse vinto la guerra, i libri di storia sarebbero estremamente differenti oggi. Ancor più in un paese dove i giornali sono schierati politicamente è normale e naturale che questi mettano in evidenza taluni argomenti piuttosto che altri o che determinati dettagli vengano tralasciati (attenzione ho scritto "normale" non che tale atteggiamento sia corretto), di per se l'imparzialità è ardua da venir raggiunta se non addirittura impossibile in quanto la nostra condizione umana ci "condanna" a prendere una parte seppur in maniera inconscia ed innocente.
 
Possiamo dunque, filosoficamente parlando, asserire che la verità non esiste o meglio, non esiste quella imparziale, quella oggettiva. Dunque in un paese normale, ovvero dove i media non appartengono per la maggior parte ad una persona, si avranno pareri contrastanti tra loro ma che si avvicinano chi più, chi meno ad una verità umana. Ma come ovviare allora a questo "problema"? Con la pluralità, l'interesse dei lettori e la cultura degli stessi. In un paese ove vi è la reale libertà di espressione, di stampa e di pensiero (non l'Italia quindi) il lettore dovrebbe avere più fonti, dovrebbe leggere giornali di destra e di sinistra, di centro, di sopra e di sotto ed infine dovrebbe con coscienza propria, analizzare il tutto per carpire la realtà dei fatti, partendo dal presupposto che ciò che legge è soltanto una verità umana.
 
Dunque la situazione Italiana da cosa deriva? Solo dai giornalisti? No e lo sappiamo bene. Loro hanno colpe gravi che devono assumersi, noi abbiamo le nostre che sono forse peggiori. Siamo conniventi, siamo codardi e demandiamo a terzi tutte le colpe per scrollarci di dosso le nostre. Non c'interessiamo delle cose pubbliche (res publica), non c'informiamo o se lo facciamo è soltanto per dire che sappiamo ciò che accade. Non ci poniamo dubbi, non cerchiamo da noi stessi le risposte, non pensiamo più con la nostra testa.
 
Anche coloro che si ribellano al sistema (per così dire) seguono i Travaglio, i Grillo, i Santoro (tre personaggi che stimo enormemente) ma non si pongono il problema di conoscere e di capire con la propria testa. E se, parliamo per assurdo, Travaglio iniziasse a scrivere falsità per uno scopo personale o per appoggiare qualcuno? Se ne accorgerebbero poche persone, tanti altri, invece, continuerebbero a prendere per oro colato tutto ciò che dicono.
 
I libri, i giornali, i tg, le radio, siti internet, sono scritti da esseri umani che hanno debolezze, lati oscuri e lati positivi come tutti noi.
 
Informiamoci ma facciamolo usando la testa e riflettendo su ciò che leggiamo. Basta usare le parole di altri per spiegare concetti, traiamo le nostre conclusioni e diciamo la nostra.

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Postato alle 23/04/2009 09:10 di giovedì, 23 aprile 2009
Ai tempi del Re Sole, quando si voleva mandare una persona in prigione, si chiedeva al competente funzionario (che, a seconda del rango della persona da imprigionare, poteva essere un magistrato, un ministro o anche lo stesso Re Luigi) un provvedimento chiamato “lettre de cachet”. Si trattava di un foglio, nemmeno tanto elegante, sul quale c’era scritto che Modestino Sfortunato o il Duca de La Disgrazia dovevano essere portati in prigione e lì rimanere fino a nuovo ordine. Conti, duchi e principi finivano così alla Bastiglia o in altri sperduti castelli del regno e lì restavano per mesi, anni e qualche volta tutta la vita. I poveracci, poi, nessuno sapeva nemmeno dove finivano. Semplice ed efficace come sistema.

Poi le cose sono cambiate e adesso, per mandare una persona in prigione, bisogna che un Pubblico Ministero chieda a un Giudice per le Indagini Preliminari di arrestarla. Naturalmente il problema non è solo mandarcela in prigione, questa persona, bisogna anche tenercela; e un Tribunale (o un Giudice dell’Udienza Preliminare, è uno dei vari complicati sistemi del nostro dissennato ordinamento processale) le deve fare un processo, la deve dichiarare colpevole e deve emettere una sentenza di condanna a un certo numero di anni di galera. Poi questa sentenza deve essere confermata da una Corte d’Appello e dalla Corte di Cassazione. Totale: da 10 a 13 giudici impegnati a lavorare sul caso.

Già detta così, si capisce che, al giorno d’oggi, mandare qualcuno in prigione, e soprattutto tenercelo, è un po’ più complicato di quanto non lo fosse ai tempi del Re Sole.
In realtà è molto più complicato; perchè a quei tempi chi firmava la “lettre de cachet” non spiegava affatto perché il malcapitato doveva andare alla Bastiglia; c’era solo l’ordine di portarcelo ma il perché non lo sapeva nessuno.

Oggi, naturalmente, bisogna spiegare bene perché un cittadino deve essere arrestato; perché è colpevole dei reati che gli sono attribuiti; perchè è giusto che la pena sia di anni 20 e non di anni 10; perché i giudici di primo grado hanno avuto ragione a condannarlo e a dargli 20 anni; perché i giudici di appello hanno avuto ragione quando hanno confermato la sentenza del Tribunale. Insomma, oggi le decisioni dei giudici debbono essere motivate.

Questa cosa della motivazione pare sottovalutata da tutti. Quando si parla di giustizia, e in particolare di giustizia penale, sembra che i problemi riguardino solo l’indagine del PM, il processo, l’udienza, le notifiche, le intercettazioni, i sequestri, le perquisizioni, i rapporti con gli avvocati e via dicendo. Nessuno che si chieda: ma, dopo che il giudice ha letto in aula un foglietto su cui c’è scritto che Fiero Farabutto è stato condannato a 20 anni di reclusione, che succede? Finisce tutto lì?

Eh no che non finisce lì, poi bisogna spiegarlo perché si è presa questa decisione; bisogna scrivere la sentenza. Questo fanno i giudici tutti i giorni della loro misera vita: scrivono sentenze.
Come ho detto non ci pensa nessuno a questa cosa: Brunetta vuole i tornelli per costringere i magistrati a stare in ufficio e fare più udienze e anche più lunghe: non debbono smettere alle 14,30, avanti ad oltranza. I cittadini, opportunamente ammaestrati, ce l’hanno con questi giudici fannulloni che smettono di lavorare alle due del pomeriggio e poi se ne vanno a casa; e hanno anche un sacco di ferie.

In verità l’immagine del processo penale che hanno gli incompetenti (nel senso di persone che hanno competenze diverse da quelle giudiziarie) è quella trasmessa da film e libri: la giuria entra in aula e dichiara l’imputato colpevole: il giudice gli dice che dovrà scontare 20 anni; e poi tutti a casa, meno l’imputato che va direttamente in prigione. Chiasso finito. Solo che questa cosa succede davvero nei film, nei libri e negli Stati Uniti d’America, dove giudici e giuria non emettono sentenze, emettono verdetti: appunto una dichiarazione di colpevolezza non motivata. In Italia questo non è possibile: la decisione (il verdetto) va motivato; bisogna spiegare. E’ a questo che serve la sentenza.

Il fatto è che spiegare è una cosa complicata: è come scrivere un libro. Bisogna raccontare tutto quello che è successo, poi bisogna esporre tutto quello che hanno detto i protagonisti (gli imputati, le parti offese, i testimoni, la polizia, i periti); poi bisogna spiegare perché quello che hanno detto alcuni è ritenuto attendibile e veritiero mentre quello che hanno detto altri sembra falso; poi bisogna analizzare le argomentazione degli avvocati difensori, se è necessario (lo è quasi sempre) bisogna confutarle: “non può accogliersi la tesi del difensore dell’imputato, smentita com’è dalle dichiarazioni di Tizio, confermate da quelle di Caio e dai documenti che sono conservati nel faldone numero 37, al fascicolo numero 151, pagine da 23 a 31 e da 147 a 148”. Poi (stiamo parlando di una sentenza di condanna) bisogna analizzare la vita e la personalità dell’imputato, la gravità del delitto per cui è stato condannato e spiegare (vi assicuro che è una cosa difficilissima) perché è giusto condannarlo a 20 anni di prigione e non 10 o 15.

Per un processo che abbia un imputato, un reato (ma un reato semplice, certo non una corruzione, un falso in bilancio, una frode fiscale, una bancarotta etc.), una parte offesa e due testimoni, in meno di due ore non ce la si fa; sicché, dopo un’udienza in cui sono stati trattati 4 processi e che è durata dalle 9 di mattina alle 14,30 del primo pomeriggio, il giudice si trova a dover scrivere le sentenze di almeno due processi (gli altri due le scriverà il suo collega di collegio). Mangia un panino, comincia a scrivere alle 15,30 e finisce alle 19,30. Poi si prepara i processi del giorno dopo.

Certe volte arriva il cataclisma o maxi processo che dir si voglia. 100, 200 imputati, 13 reati di associazione a delinquere, 28 (o 280) omicidi, centinaia di rapine ed estorsioni, centinaia di testimoni e di parti offese, decine, forse centinaia di avvocati. Si va avanti per un anno, forse due; udienze, 4, anche 5 volte alla settimana. Poi, finalmente, la sentenza: 170 imputati condannanti, 30  imputati assolti, pene varie: ergastoli, 20 anni, 15, 10.  E poi si comincia a scrivere.
Moltiplichiamo per 100, 200 volte quello schema per scrivere la sentenza spiegato più sopra: quanto ci si mette a scriverla? 200, 500, 1000 ore? In giorni, 10, 100, 200? Sì ma, questo se il povero giudice che deve scrivere questo romanzo fiume fa solo questo; se, tre volte alla settimana, deve andare in udienza e il pomeriggio deve scrivere le sentenze dei processi che ha trattato la mattina, allora i tempi si moltiplicano. Di quanto è impossibile dire, dipende da quante domeniche il poveretto impegna nello scrivere la megasentenza; da quanta parte delle ferie utilizza, da quanti colleghi lo aiutano, naturalmente limando anche loro quanto possono dal lavoro ordinario.

Negli Stati Uniti d’America, tutto ciò non sarebbe un problema. Lì la sentenza non esiste; nessuno spiega perché e per come. Qualcuno di voi lo sa perché Tyson è stato condannato per lo stupro di una ballerina che era andata in camera sua alle 2 di notte? In camera di Tyson, non del fidanzatino di Peynet. Certo che no, non lo sa nessuno: Tyson s’é beccato 6 anni per stupro dopo che il capo di una giuria si è alzato e ha detto: colpevole. Perché? Mah.
In Italia avremmo dovuto spiegare tante cose, cominciando dai motivi che la ballerina aveva avuto per andare da Tyson e finendo con il problema di un abuso sessuale consumato senza minacce e senza violenza. Non proprio una sentenza semplice. In Italia, insomma, la sentenza è un lavoro difficile e, soprattutto, lungo.

In questi giorni tutti si indignano per via dei mafiosi di Bari (presunti, sia chiaro, sono stati condannati solo in primo grado) scarcerati perché, dopo un anno, il Giudice per le Indagini Preliminari non ha ancora depositato la sentenza.

La cosa funziona così: Tizio viene arrestato: se non è rinviato a giudizio entro X mesi (il termine varia in funzione dei reati), deve essere scarcerato. Se invece si fa a tempo a fargli il processo resta in prigione; poi però, se è condannato, il processo d’appello deve cominciare entro X mesi, altrimenti deve essere scarcerato. E, naturalmente, il processo d’appello non può cominciare se la sentenza di primo grado non è scritta e depositata. Insomma una corsa contro il tempo.

Il processo di Bari aveva 208 imputati. 161 imputati hanno scelto il rito abbreviato e dunque il Giudice dell’Udienza Preliminare ha dovuto fare tutto il processo, sentire i testi, ascoltare accuse e difese, repliche ed eccezioni. Tutto questo è durato un anno. Poi questo stesso Giudice ha rinviato a giudizio 32 imputati e scrivere la sentenza per i 161 giudicati in abbreviato. I reati contestati erano quattro associazioni a delinquere (una di stampo mafioso, tre al fine di spacciare droga) oltre ad una infinità di reati comuni. Il Giudice per le Indagini Preliminari che si è sobbarcato questo lavoro (è un Giudice monocratico, vuol dire che c’è solo lui a farlo) era una donna. Tutto quello che è stato fatto per aiutarla in questa opera micidiale è stato sollevarla parzialmente dal lavoro ordinario per 4 mesi; significa che ha incassato, dopo la fine del processo, solo il 50 % del lavoro ordinario, limitatamente però ai processi con detenuti; ciò perché i detenuti vanno processati in fretta e, ovviamente, lei non poteva farlo perché occupata a scrivere la sentenza. Per il resto, rimboccarsi le maniche e via.
Questo Giudice è noto per essere bravo e diligente; ma situazioni di questo genere ce ne sono a centinaia in tutta Italia. E dovunque i giudici si fanno in 4 per affrontarle.

Adesso qui dobbiamo metterci d’accordo. Vogliamo un processo iper, super, mega garantito (il nostro processo penale lo è, anzi, come si dice, di più)? Allora dobbiamo rassegnarci a un processo che dura anni. Rifiutiamo di tenere in prigione gli imputati per i tempi lunghissimi che richiede il processo previsto dal nostro codice (visto che, fino alla sentenza definitiva, tutti sono innocenti e non sta bene tenere in prigione chi ancora non è stato condannato definitivamente)? Allora dobbiamo moltiplicare per …mah, 10, 15, chi lo sa?, i giudici che debbono scrivere le sentenze. E dove li pigliamo questi giudici, visto che ad ogni concorso non si coprono nemmeno i posti disponibili (la preparazione dei candidati è scarsa e il lavoro – come è ovvio – difficile)? E poi, ammesso che li troviamo, come li paghiamo queste migliaia di giudici?

La verità è che non abbiamo la possibilità di fare tutto questo. E quindi è ovvio, naturale, inevitabile che i mafiosi (presunti) di Bari e di tanti altri posti usciranno per decorrenza termini, non c’è niente da fare.

Insomma, questa virtuosa indignazione di chi sa bene che il sistema giudiziario italiano non può, proprio non può, fornire il prodotto che gli si chiede è davvero inaccettabile. Invece di creare continuamente capri espiatori (quelle povere bestie che venivano mandate a morire nel deserto lapidate da una folla demente che non sapeva nemmeno quale peccato gli veniva caricato sulla misera groppa), la nostra classe dirigente potrebbe una buona volta riconoscere che è arrivato il tempo di costruire un nuovo sistema giudiziario, efficiente e razionale. E se questo significherà la perdita dell’impunità per quella parte di essa che prospera nel malaffare, ebbene, che venga finalmente accettato.

togherotte.ilcannocchiale.it/2009/04/22/ai_tempi_del_re_sole.html

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Postato alle 16/04/2009 14:24 di giovedì, 16 aprile 2009
Manca poco. Massimo 40 gg ed avrò i mobili...ora bisogna darsi da fare e sistemare le ultime cose per la casa. La mia vita sta per avere una svolta epica. Al pensiero il cuore mi batte a mille. Non cambierà niente, ma praticamente cambierà tutto..

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Postato alle 30/03/2009 09:05 di lunedì, 30 marzo 2009
Beh mattina "innovativa", sono state spezzate le gambe a fdb ed ora decine di impiegati si ritrovano fregati.
 
Cosa vuoi farci? Una soluzione si troverà, con calma e con riflessione. Intanto per adesso ho la testa verso altri lidi...
Manca poco più di una settimana e lei scenderà, il suonare la chitarra ed il basso, il metter su un gruppo con G. e "at least but not the last" la casa. Questa sera dovrebbe essere definitivo..
 
Ma ancora non mi spiego una cosa...l'ora che ci hanno tolto...DOVE DIAMINE E' ANDATA A FINIRE?!?!?!? IO LA RIVOGLIO! ERA MIA! MI CI ERO AFFEZIONATO! Era un'ora di sonno in più >.<
Già avevo problemi a svegliarmi alle 7...figurarsi ora..
 
Sclero mattutino.. Buona giornata e buon inizio settimana..

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Postato alle 27/03/2009 10:38 di venerdì, 27 marzo 2009
Credo che l'attuazione della felicità sia semplice nel momento in cui ci accontentiamo delle piccole cose che ci accadono.
Non intendo con questo che non si debba avere ambizioni, anzi! Bisogna semplicemente porsi un traguardo e darsi da fare giornalmente per raggiungerlo, pensando giorno per giorno ai nostri anche minimi miglioramenti.
 
Insomma per parlare ancor più chiaramente, dividere il nostro "viaggio" il nostro "impegno" in tante piccole tappe ed essere orgogliosi e felici ogni qualvolta si giunge ad una di esse.
 
Il confrontarsi con altre persone (nel mio caso chitarristi) che suonano da anni, che s'impegnano da anni, deve essere fatto in maniera intelligente ovvero come sprono, per avere una spinta in più e non demoralizzarsi. E' normale che chi suona da più tempo, che chi si è più impegnato, sia ad un diverso livello di abilità.
 
Dunque mai darsi per vinti o scoraggiarsi, impegnarsi con dedizione e costanza e ciò che desideriamo sarà nostro.

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Postato alle 26/03/2009 10:38 di giovedì, 26 marzo 2009
Il talento è niente, la volontà è tutto.
Inutile adagiarsi sugli allori perché si è portati per qualcosa, è inutile e deleterio perché si da per scontato che si sarà bravi un giorno, che si sarà eccezionali, che tutti diranno che sei il migliore, ma senza la volontà, senza la costanza, senza l'esercizio questo non accadrà mai.
 
Il talento è niente, la volontà è tutto.
Inutile darsi addosso per errori del passato, per cose che sarebbero dovute andare diversamente, senza poi applicarsi affinché si rimedi ai torti fatti, senza scrollarsi di dosso i fantasmi, senza il puntare ad un futuro migliore, senza combattere per esso.
 
Il talento è niente, la volontà è tutto.
Inutile chinare la testa davanti agli altri perché sono più "bravi" di te, perché ti senti in difetto nei loro confronti. Nessuno è superiore a nessuno e gli errori, piccoli o grandi, li commettono tutti e nessuno può essere giudice degli altri perché nessuno ha la coscienza completamente pulita.
 
Bisogna essere umili ma consapevoli della propria forza, bisogna comprendere i propri errori ma non vivere in essi, bisogna sognare ma darsi da fare nella realtà per realizzare i nostri desideri. Impegnarsi, comprendersi, migliorarsi e non darsi mai per vinti perchè non ho già 25, ho SOLO 25 anni. Un ragazzo che forse ha talento per tante cose...ma in fin dei conti...
 il talento non è niente, la volontà è tutto.

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Postato alle 19/03/2009 10:46 di giovedì, 19 marzo 2009
Inutile sperare. Il passato non cambierà ed i fantasmi, le colpe rimarranno. Ti accompagnano oggi e sempre... La realtà è questa ed è inutile qualsiasi cosa tu possa fare. Puoi essere una persona retta per tutto il resto della tua vita, ma ci sarà sempre qualcuno che ti ricorderà il tuo errore, che riaffonderà il proprio coltello nella tua carne, arrivando a toccare quel nervo scoperto e non potrai dir nulla perché saprai di aver sbagliato.
 
Non ho mai fatto parte del mondo musicale. Mi ero appena affacciato ma ora sono nuovamente fuori, sono un signor nessuno, non ho esperienza, non ho chissà quale tecnica. Ho preso una decisione che forse mi porterà nuovi stimoli, forse mi permetterà di approdare a nuovi porti. Ma se le persone non ti vogliono, puoi suonare mille strumenti ed esser bravo, non ti vorranno comunque. Sono qui e mi ritrovo a dover affrontare tutto questo senza di lei e forse forse anche senza di me.
 
Si perché non mi aiuto da solo. Avrei tempo per studiare chitarra. Almeno un 2/3 ore al giorno, ma oltre un'oretta vuota ed inutile non faccio. Suono da 14 anni, dovrei essere chissà chi ma sono solo un coglione a cui piace la pappa pronta. Quindi come lamentarsi della propria vita s'è ciò che si è scelto? "Questo è ciò che hai, perché tu lo vuoi"...
 
 

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Postato alle 16/03/2009 12:17 di lunedì, 16 marzo 2009
Qualcosa è cambiato..è nell'aria. Hai mica scorreggiato!?
 
Battuta presa dall'introduzione da "Lo Svarione degli anelli". Eppure è vero, qualcosa è cambiata nella mia vita. Io sto lentamente cambiando, non so se in bene o in male. Il 2009 è un anno pieno di cambiamenti: una maggiore coscienza di me stesso e dei miei doveri, un rapporto sentimentale che è diventato fondamentale seppure con la distanza, una casa. Si perchè vado a vivere da solo. Cerco da tanto tempo e finalmente sembra che io abbia trovato. Un fitto per ora, ma mi darà il tempo per equilibrarmi, avere una maggiore serenità e pace interiore ed intanto continuerò a cercar casa da comprare..
 
Sembrerà assurdo a molti, sembrerà strano, sembrerà ciò che sembrerà ma io sto bene. Mi sento rilassato. Sono in pace con me stesso sapendo che tra poco sarò libero. Tra poco non avrò difficoltà a discernere le mie colpe da quelle degli altri. Tra poco non avrò scusanti per la vita, per ciò che faccio e per ciò che costruirò o meno.
 
Sono paurosamente meditabondo in questo periodo ed ho le mie ragioni per esserlo.. Soliti discorsi. Il solito sentirsi fuori dal sistema, dal mondo, da questo libro che ha scritto sulla copertina "La vita a Taranto". Forse per rimpianti, forse per un essere masochista, non so dire esattamente qual'è il reale motivo. Di per certo oggi, 16 Marzo 2009, sono a metà strada per i 26 anni e non esistono più scuse, non esiste più il rimandare o qualsiasi altra cosa. Devo vivere pienamente, devo svilupparmi, devo dare il meglio di me anche se questo meglio può negare ciò che sono stato sino ad oggi (cosa che non credo avverrà). La vita non accetta scuse e non accetta che tu possa rimandare la realtà e ciò che si fa è l'unica cosa che conta realmente.
 
Sono però più spento, un pò impaurito, non so neanche io definire bene il perchè. Allo stesso tempo entusiasta all'idea di viver da solo e di essere l'effettivo, unico e reale protagonista della mia vita. Vivrò e sarà quel che sarà. Debbo soltanto vivere ed impegnarmi a farlo attivamente.

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Postato alle 18/12/2008 23:16 di giovedì, 18 dicembre 2008
Ho incontrato una vecchia compagna di classe e sono rimasto esterefatto poiché ha la mia età ( o forse un anno + piccola ) 25 anni e l'ho incontrata mentre teneva tra le braccia un meraviglioso bambino di 9 mesi, suo figlio.

Un gioiello devo ammetterlo. E non ho fatto altro che continuare a pensare a lei e al bambino, a lei e al suo lavoro, a lei e a tutti i miei ex compagni classe '83.

Chi si è laureato, chi lavora da tempo come me, chi ha messo su famiglia, chi ancora sbatte per trovare un impiego, chi si è lanciato ed ha rischiato tutto. Io sono uno degli illusi e svegliarsi da tutto questo fa strano..forse tornerò a dormire.

Illusi da chi, da cosa? Illusi da se stessi.
Si perchè noi giovani, finita la scuola a 18/19 anni ci illudiamo che avremo tutto il tempo del mondo per fare ciò che vogliamo e che il tempo si piegherà a noi. Ma non è così. Da quando il concetto di tempo esiste, siamo noi a perdere, noi a piegarci ad esso e ci accorgiamo di averne sprecato tantissimo. Sprecato in maniere futili, respirando ma non vivendo.

Il vivere significa fare nuove esperienze, migliorarsi, crescere e maturare, provare giorno dopo giorno emozioni tramite l'amore, il sesso, gli amici, l'arte, la musica, le passioni. Insomma se tutto questo non avviene, non credo (mia personale opinione) che si viva realmente.

Quanti veramente si buttano e rischiano? Si è pericoloso, ma si chiama "rischiare" appunto per quello. Io no. Io vorrei avere la persona che amo al mio fianco e risolvere i "piccoli" problemi della mia vita per poi risalire a monte ed eliminare i grossi. Vorrei vivere in maniera + sana e soddisfacente. Forse sono pigro, forse incapace, ma sino ad oggi non l'ho fatto.

Ultimamente riprovo a suonare, non ho un gruppo e questo mi fa male ma forse posso almeno suonare x conto mio, registrarmi e migliorarmi. Ma alla fine ne vale la pena? Suonare solo per se stessi? Torniamo allo stesso esempio filosofico dell'albero che cade nella foresta. Se suono e lo so solo io, allora suono davvero? Se nessuno sa che suono o nessuno mai mi sente, allora è come se io non suonassi.

Ma poi m'interessa davvero suonare? Cosa cazzo voglio da me stesso? La lettura, i film, il pc, i telefilm sono un mondo di fantasia, fittizio, freddo, lontano. Vorrei un mondo qui accanto, uno vero che mi accolga, che mi abbracci, che mi faccia sentire vivo. Sono uno dei tanti dead man walking?

Sono così, cercate di cambiarmi, con le mie seghe mentali, con la mia filosofia spicciola, con la mia voglia di capire cos'è la vera vita e con la mia voglia di vivere non dico soddisfatto ma almeno felice. Sono così, non cercate di cambiare il mio modo di essere, di vestire, di pensare o di essere. I cambiamenti vengono da soli ed imponendo le cose non accade nulla.

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Postato alle 13/11/2008 22:30 di giovedì, 13 novembre 2008
Sono nervoso. Avevo scritto un "buon" post, e per distrazione ho perso tutto... Mi tocca riscriverlo.. E vabbè...

Circa quaranta minuti fa ammettevo, in forma scritta, di essere un tipo strano, antipatico e fastidioso. Se mi si da la libertà di fare ciò che voglio, come scrivere su questo blog (che attualmente sembra un cimitero), la voglia mi passa e scompaio completamente, se non per ritornare per un secondo, come il flash di una macchina fotografica.

Ma questa volta ci sono buoni presupposti, un'ulteriore volta, affinché lo scrivere online diventi roba per pochi.. Beh allora io devo scrivere e dire la mia xD

Mi riferisco alla nuova(!?) legge Levi/Prodi che con alcune clausole in più, è stata riproposta in parlamento questa volta dalla coppia Levi/Veltroni (per leggere la proposta di legge, cliccate qui)

Questa, che è già stata battezzata legge "ammazzablog", apporta simpatiche novità:
- ogni blog viene equiparato ad un prodotto editoriale
- ogni blog dovrà venire iscritto al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione)
- ogni blog con banner ( i pochi introiti per siti e blog di una certa qualità, autofinanziati) o Google Adsense sarà soggetto all'Agenzia delle Entrate
- ogni blog è soggetto alle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa
- ogni blog che non si iscrive al ROC può essere denuciato per il reato di "stampa clandestina": due anni di carcere e sanzioni economiche.

Molti ne stanno già parlando. Beppegrillo, Antonio Di Pietro, Punto Informatico ed altri ancora.

Per questo qui pubblicizzo l'iniziativa di Grillo FreeBlogger

Free Blogger


Avevo scritto altro ma se ne parlerà per domani....

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Postato alle 10/11/2008 19:41 di lunedì, 10 novembre 2008
Il titolo prende spunto da una canzone dei Metallica del '97 credo. La sto ascoltando a ripetizione. Un pezzo melodico, triste.. Rispecchia il mio stato d'animo attuale.

Domani lei tornerà all'università ed io rimarrò nuovamente solo. Si dice che tutti noi esseri umani siamo legati dall'emozioni a tutti gli altri, un filo che ci lega pur non conoscendoci. Beh io mi sento tagliato fuori da tutto questo. Mi sento tagliato fuori dal mondo intero, da ogni convenzione, ogni attuale "realtà" (la metto tra parentesi, perchè non ne esiste una oggettiva). So di non essere stato fatto per questa società. Non mi rispecchio in nulla: politica, lavoro, modo di vestire. Nulla. Non sento di aver nulla in comune con nessuno se non lei. Anche se su diversi aspetti siamo completamente diversi e come lei non può capire me, io non riesco a capire lei.

Divento sempre più aggressivo, perchè per vivere, per sopravvivere, per migliorare, per affermarsi bisogna attaccare le persone, il mondo, la vita stessa. Ma sono stanco. Lo sto imparando ora e non ne posso già più. Voglio fare il lavoro che voglio io. Che sia l'informatica o lo scrivere. Vorrei aver scelto meglio nella pubertà. Vorrei aver scelto meglio negli anni passati. Vorrei... Che poi cosa vorrei davvero? Siamo così incontentabili noi esseri umani.

Forse non vorrei più questo magone (il grande mago che fa le grandi magio n.d.a.), vorrei stare finalmente bene. Essere felice. Forse Dio (o chi per lui) avrebbe dovuto donare il mio corpo ad una delle tante persone che non hanno la fortuna di essere sane. Avrebbero fatto di meglio di quanto io non stia facendo. Aggressività? Non riesco neanché a trovare il coraggio (o insanità mentale) di mandare a fanculo lavoro, città ed andare su a Milano. Non solo per lei, ma anche per me.

Nothing lasts forever, even cold november rain. Ma non prendiamoci per il culo, questo è vero solo per chi s'impegna, per chi combatte, per chi crede. Io non so più a cosa credere. Non ho mai saputo chi sono e di cosa sono capace. Uno scrittore dicono, ma ammesso e non concesso che io sappia scrivere, non ho idee. Non sono originale. Non riesco a svilupparle. E poi a peggiorare le cose c'è che faccio mille cose e praticamente non faccio nulla.

Vorrei prendermi del tempo per divertirmi e trovare me stesso. Ma forse il vero me stesso è morto. Vorrei trovare una risposta, ma non la troverò nei libri, nel buddhismo, nella musica ma solo nell'esperienza e nella vita. Forse arriverà a 50 anni, a 60, o mai.

My eyes...seek reality, my fingers seek my veins.

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Postato alle 07/11/2008 10:44 di venerdì, 07 novembre 2008
In Italia nei blog, nei tg, sui giornali si continua a parlare di politica, di recessione economica, di cronaca nera, insomma di innumerevoli argomenti. Io invece non riesco a non pensare alle inezie e alle stupidaggini della mia vita, forse non riesco a rendermi conto che non debbo crucciarmi per simili cose.
 
Ma ci sono rimasto un pò male. Decisamente si. Credevo di essere compreso ed accettato pienamente ma mi rendo conto che la prima cosa non avviene del tutto e la seconda sembra venir fatta con sacrificio estremo.
 
Non mi va di dilungarmi, non mi va di spiegare cosa provo se non alla persona interessata e se me lo domanderà gliene parlerò. Io però sono questo, sono fatto così e non credo che il passato si possa cancellare ma sono pronto a passarci su, ma non quando poi mi si fanno battute a riguardo. Non quando si dice qualcosa per sfottere sapendo che quel qualcosa mi da fastidio. Ci rimango male.
 
Accadesse al contrario? Come la si prenderebbe? Se fossi stato io a dirlo o a farlo? Tutto sarebbe uguale ed identico?
 

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Postato alle 23/10/2008 12:21 di giovedì, 23 ottobre 2008
E' una situazione strana, forse critica mentalmente. Un insieme di avvenimenti, di sensazioni, di emozioni che mi lasciano basito, turbato e preoccupato. Forse perchè sono un pessimista, o un ottimista che ha fatto esperienza. Ma in fin dei conti non ho di che preoccuparmi. Si ho passato problemi economici, il non poter ritirare soldi, il non poter pagare i miei finanziamenti e quello stato di ansia che si crea quando sai che stai in rosso in banca, quando sai che pagherai mora, quando sai che ancora non hai pagato ciò che devi, però anche questa volta mi è venuto incontro mio padre.
 
Un'ulteriore volta. Dovrei essere sereno in fin dei conti, sapere che mi parlerà, che mi cazzierà x il mio bene. Ma non lo sono, perchè una volta tanto mi stavo impegnando per non avere il suo aiuto, per non andare in rosso, ma come ogni estate l'uscire mi ha fatto esagerare. Mangiare fuori quasi ogni sera, offrire ogni qualvolta si mangiava fuori, in più tagliando della macchina, il sensore della macchina, il volermi comportare come un qualcuno che non sono e ci sono nuovamente ricascato.
 
Non vedo l'ora di togliermi davanti alle scatole ogni finanziamento, redimermi dalle stronzate che ho commesso. Ma non posso agire pensando al futuro, devo farlo pensando al presente. In fin dei conti Lei è fuori, studia a Milano, io qui non ho grande vita sociale per mia scelta, non dovrebbe essere difficile non spendere. Ma non dovrebbe essere difficile neanche non mangiare, eppure lo faccio. Non riesco a controllarmi, mangio anche se non ho appetito. Anzi mangio solamente quando non ho appetito, perchè non so più cos'è la sensazione chiamata "fame".
 
Vedo mio nipote che è dimagrito di un botto in appena 2/3 mesi, come feci io quando ero poco + grande di lui ed ora raggiungo i 97 kg. Chiariamoci non sono grosso, ma si vede che sono in carne. Il volto pieno, la pancia che si nota anche se nel complesso potrei sembrare atletico, ma so che sto male. Dentro. Nello spirito e nel corpo. Mens sana? In corpore sano? Non credo nessuna delle due.
 
Ho la testa al mio futuro. Ho ripreso a studiare per il colloquio che potrebbe tenersi a fine anno. Quello che potrebbe cambiare la mia vita tirandomi via da questa città tossica (parlando d'inquinamento e diossina), tirandomi fuori da questo lavoro che per quanto vitale è comunque insopportabile e deprimente. Mi vedo a 30/35 anni chiuso qui, come il mio capo, diventare balbuziente, diventare quasi autistico, ma so che le ragioni son differenti. Però non posso fare a meno di pensare che NON è questa la vita che voglio. L'informatica e la sistemistica è ciò che m'interessa e che m'intriga e questo colloquio, qualora si tenesse, potrebbe portarmi ad una svolta.
 
Avvicinarmi a Lei qualunque sia la sede di lavoro Roma o Milano, Lei il mio piccolo, immenso amore. Lei che ora ha bisogno di star sola per crescere, per fare esperienza, per diventare grande, per imparare che da sola sarà un'adulta con me saremo una coppia magnifica, ma non deve rinnegare nè se stessi, nè i propri sogni, nè il sapersi muovere da sola in completa autonomia.
 
Voglio che sia orgogliosa e fiera di se stessa e che capisca che è una persona stupenda, anche senza di me. Con me diventiamo qualcosa di più, di perfetto.
 
Ora devo cercare casa, sapendo che a casa non voglio rimanere, sapendo che di qui voglio andar via. Voglio diventare qualcos'altro. Voglio vivere come desidero. Lavorando in un campo informatico che ora e sempre mi richiederà uno sforzo. Lo studiare sempre, possibilmente da testi inglesi, capendo ciò che faccio e non scrivere comandi perchè va fatto così. Trovare tutte le vie più o meno logiche per risolvere un problema. Tanti fanno questo lavoro. Perchè io dovrei essere da meno?
 
E' una situazione critica, forse strana mentalmente. Devo farcela. Devo impegnarmi non per il colloquio, non per il possibile lavoro. Devo impegnarmi per me stesso, per il sogno in cui sto decidendo di credere, di far avverare. Ma devo muovermi saggiamente. In maniera oculata e razionale.
 
Devo crescere. Peter Pan è morto, al suo posto deve nascere un uomo che sappia e che abbia il coraggio di affrontare il proprio destino, la propria vita, le proprie paure.
 
Nessun Malakh Kelevra, nessun Camael, nessun SLISMH4DY. Solo io Michelangelo Carrieri. Devo dimostrare cosa e quanto valgo. Non al mondo, non ad Antonio, non a mio padre, ma a me stesso. Tutto il resto crollerà una volta che avrò fiducia in me. Se non credo io in me stesso, come possono farlo gli altri?

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Postato alle 22/09/2008 09:44 di lunedì, 22 settembre 2008
Qual'è l'iter mentale che bisogna seguire per comprendere da dove nasce la nostra insoddisfazione, forse non si tratta di una sola causa, ma di plurime situazioni che portano ad un effetto deprimente, spento, buio e triste, quale è questo stato.

Il nostro corpo è un ricettacolo di necessità. Attraverso determinati segnali sappiamo, poiché ci è stato insegnato, soddisfare questi bisogni e possiamo così raggiungere uno stato, seppure temporaneo, di benessere.
 
Se sento la gola secca, se sento un determinato desiderio, difficile da spiegare, so che si tratta di sete. Bevo e questo messaggio da parte del nostro corpo sparisce.
Lo stesso vale per la fame. Lo stesso vale per il sonno. Lo stesso vale per il caldo o per il freddo.
 
Conosciamo i "sintomi" e li "curiamo". Ma ci sono tanti desideri, tante necessità ben più complesse che richiedono un'introspezione che in pochi riescono a fare. Qual'è la causa per cui mi sento così triste ed insoddisfatto?
 
Il vivere ancora con i miei (cosa a cui, massimo un paio di mesi, sarà risolta)? Il mio insulso lavoro? O un insieme di questi fattori? Affiancato al fatto che la mia ragazza partirà per studiare fuori Taranto (molto fuori)?
Non so esattamente da cosa dipenda, so unicamente che è uno status mentale e d'animo che mi corrode dall'interno. Sento paura, insicurezza, tristezza, voglia di piangere, senso d'inutilità. Sento un tarlo che mi mangia dall'interno, che mi divora e sempre più mi blocca, mi ferma dal compiere qualsiasi azione.
 
Rimango immobile e a petto scoperto, inizio ad incassare i colpi del sapere che, tra qualche giorno, lei sarà lontana da me. Come accettare tutto questo? A volte mi maledico per averla spinta ad andare così lontano.. Ma in fin dei conti so di aver fatto la cosa giusta. Ne ha bisogno, le servirà per la vita, le servirà per maturare.
Ed io? Sono maturato? Da quando mi sono diplomato, da quando ho iniziato a lavorare, sono realmente maturato? Non lo so neanche io, forse in minima parte, in piccolissima parte. Eccolo di nuovo il cuore. Tum tum tum. Un tamburo da guerra, un messaggio che la tribù del mio animo tenta d'inviarmi. Lo ricevo, ma non lo comprendo.
 
Mi sento deluso di me stesso anche perchè so che tutto il mondo è laureato ed io no. Io ho un misero 60 sul mio diploma. Sarebbe possibile prendere un altro diploma, potrei anche in fin dei conti.. sarebbero solo tre anni..potrei prendere scuola d'informatica o elettronica, qualcosa che mi formi e mi possa servire. Facendo il serale sarebbe più "semplice".
 
Corsi serali di laurea non esistono a Taranto. Ed è un problema studiare da solo senza seguire le lezioni. Non so che fare. Non so di cosa ho bisogno per essere felice. Di cosa ho bisogno?

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Postato alle 11/09/2008 11:02 di giovedì, 11 settembre 2008
On writing. Si è il titolo di un libro del famoso e pazzerello Stephen King, ma realmente cosa ha a che fare con me? Probabilmente nulla, anzi sicuramente nulla, anche se... Partiamo dalle basi, ho molto tempo ho sviluppato una forte attrazione ed un forte interesse per la scrittura, ho iniziato anche a scrivere qualche libro ma...mi "stanco" di scrivere e credo di avere compreso il perché, su molte cose ho idee, forse qualcosa di buono, ma il problema è che poi mi sforzo di sviluppare la trama, non è come quando facevo i temi, allora mi bastava leggere la traccia e buttare giù parole su parole tutte di getto.
 
Forse è quello che dovrei fare?
Forse dovrei autoassegnarmi delle tracce e sviluppare da esse, ma.. Esatto questo ma... Non so esattamente cosa andrebbe fatto. Mi sento vuoto, anche lo scrivere sul blog non mi viene più così tanto facile, forse perchè prima non parlavo più di tanto e non mi sfogavo, mi rimaneva tutto in gola, come un magone che veniva poi sparato su carta.
 
Vorrei anche io il mio Roland così reale, vorrei sentire anche io questo vento che soffia e che fa andare avanti la storia, vorrei riuscire ad essere me stesso nello scrivere. Sarebbe un sogno fantastico. Difficile ma meraviglioso..
E' come se non avessi più sogni nè fantasie..
 
Malakh Kelevra

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Postato alle 10/09/2008 02:04 di mercoledì, 10 settembre 2008
Non sono mai stato un fatalista, anzi ho sempre pensato che la vita ce la si costruisce da soli, con sudore della fronte, volotà e sfacciataggine, ma inizio a pensarla diversamente.

Questa sera son stato ad una festa di compleanno e mi sono reso conto dell'abisso che vi era tra me e la festeggiata, tra me e la maggior parte delle persone che conosco. Io non ho amici. Ne ho pochissimi ed i rapporti di amicizia vengon da me curati poco e niente, la cosa strana è che da piccolo facevo amicizia con tutti, però poi mi chiusi dentro me stesso, perchè? Intorno ai sei anni.. Il divorzio dei miei, l'apparire strambo che mi faceva meritare sfottò e tormentoni, l'essere robusto/obeso, il rifiuto riguardo all'entrare negli scout. Credo che queste siano le cose che mi hanno più segnato, più fatto diventare questo essere schivo e taciturno che sono ora. Quindi era fato? Dovevo diventare così solitario? Tra poco lo sarò nuovamente fisicamente, chi amo andrà a studiare fuori città, molto fuorì città a 1200 km fuori dalla città.

Si è fato..tutti coloro a cui ero affezionato, sono andate via. Mio padre, mio fratello, mia sorella. Ed ora lei.

Esiste il destino? Ho paura nel pensare che la risposta possa essere affermativa.

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Postato alle 08/09/2008 18:28 di lunedì, 08 settembre 2008
Solito pomeriggio, solita uscita da lavoro al solito orario, solita strada di ritorno, solito ponte, solito paesaggio. Tutto nella norma. Ma poi meraviglioso vedo un cacciatore. Un cacciatore dei mari che vola fiero. Un gabbiano impettito che, immobile nell'aria, fissa il mare alla ricerca della sua preda, di un pesce che compia l'insano gesto di farsi notare, firmando così la propria fine.

Una musica di sottofondo, un attimo, credo poco più di un battito di ciglia, che immortala quella scena nella mia mente, nel mio cuore, nei miei occhi. Qualcosa di così semplice ma così vero, forse un che di poetico. L'ineluttabilità della vita.

C'è sempre qualcosa pronta a capitarci. Non solamente brutta o triste, ma qualche avvenimento della vita, a volte basta attendere ed accade, come quel gabbiano che attendeva di avvistare un pesce, ma altre volte, tante volte, troppe volte è un qualcosa che dobbiamo ricercare affannosamente noi esseri umani. Quanti dilemmi da questo semplice concetto.

Dovremmo accontentarci di ciò che abbiamo? O se ne abbiamo la possibilità, dobbiamo progredire? Non intendo solo l'occasione ma intendo anche le capacità. Se io so che posso ottenere 100 da un qualcosa, grazie a ciò che sono, grazie ai miei studi, grazie ai miei sforzi, devo accontentarmi di 70? di 60? di 50?

Ma davvero ci accontentiamo? O non abbiamo il coraggio di rischiare? Di metterci in gioco? Di mettere in gioco il certo per l'incerto? Forse con raziocinio dovremmo decidere pesando i due piatti della bilancia, ma un sogno quanto può pesare? Quanto può, un desiderio, essere irrealizzabile? Quanto possiamo essere coraggiosi? Chi sarà realmente soddisfatto della propria vita? Chi non ha rimpianti credo.. Ma chi non ha rimpianti? Questa è una bella domanda. Cerco risposta dalla vita. Cerco risposta dalle esperienze. Cerco di cambiarmi. Il passo che voglio fare è più lungo della gamba?

Non so rispondermi, forse la saggezza, la risposta arriverà o me la dovrei cercare, magari sperimentando. Ho paura però, paura che tra 10 o 20 anni, mi guarderò allo specchio ed allora vedrò quel gabbiano, ho paura di scoprire che non attendeva di scorgere qualcosa, che non si adagiava sul vento, ma che di esso era prigioniero..

Sembra andare tutto a diciannove..

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Postato alle 13/08/2008 09:44 di mercoledì, 13 agosto 2008
Un sogno ed un cassetto. Un sogno in un cassetto. Un sogno che sembra irrealizzabile. Mi sembra quasi di trovarmi nell'epoca medievale, di essere un guerriero che in compagnia di un commilitone vuol assalire una città dalle mura enormi ed invalicabili. Come fare a superare questo muro? La paura di cadere, la difficoltà della scalata, il dubbio che ti accompagna durante tutto il tempo "arriveranno i rinforzi? O siamo completamente soli?", inoltre il non sapere se lei al tuo fianco ci sarà o dovrà recarsi in altri lochi.
 
Un sogno ed un cassetto. Come quando riempi troppo il comodino e non riesci più ad aprire il tiretto, tutto al suo interno si blocca e non hai idea di come fare a prendere, e quindi ad ottenere, ciò che desideri. E sai che nessuno può aiutarti nella tua impresa, i falegnami non ci sono. Esperti del caso non ci sono. Ci sei solo tu, il tuo sogno e quel maledetto cassetto. Forse è giusto così, forse è una maniera di farci capire che se vogliamo davvero qualcosa allora ce la si deve sudare completamente, non esistono colpi di fortuna ma soltanto energie, sacrifici e lavoro passato giostrato in maniera eccellente. Un pò come uno stratega dispone le tattiche di guerra. Si perchè la vita in fin dei conti è una guerra, e quelle battaglie che giornalmente potremmo vincere fanno il bello ed il cattivo tempo, fanno la differenza tra l'essere al mondo ed il vivere, tra l'esser soddisfatti di se e la più cupa depressione che ci avvince.
 
Mi viene in mente Leonida, il coraggioso Re Spartano (maiuscole per i nostri antichi fondatori) che con soli 300 uomini tenne testa ad un esercito ben superiore, provocando al nemico gravi perdite che lo avrebbero portato sicuramente alla vittoria se un traditore non avesse aiutato i persiani. Si lui e 300 uomini contro, forse, migliaia o milioni, chissà quanti esattamente. Un'impresa epica. 300 contro milioni. Ed io solo contro la vita. Non c'è confronto. Sono in netto svantaggio. Lui probabilmente ce l'avrebbe fatta, come tante persone che ce la fanno, ma loro della vita sanno una cosa importante. Sanno chi sono. Io al massimo so chi non sono. Non sono un impiegato che deve inserire dati tutto il giorno su centinaia di cntrs. Un lavoro che mi annulla, che mi costringe allo star seduto tutto il giorno su di una sedia a fissare un monitor.
Cosa sono? Chi sono? I genitori non dovrebbero servire anche a questo? Ad aiutarci a capire chi siamo e qual'è la nostra strada? Ci si vanta tanto dei propri figli e poi? Non si fa niente. Quindi si è soli. Devo capire cosa voglio, chi sono. In parte lo so ma mi mancano le palle e le risorse per rischiare così tanto. Forse è normale, forse no. Ho già 25 anni. Ho solo 25 anni. Ho tante capacità e ne coltivo poche per pigrizia, per paura di essere ancora criticato. L'unica cosa che mi dicono di fare e fare siti web. L'informatica.. Un hobby, un interesse ma non può essere un lavoro, no, non per me.
 
Ed eccomi qui: io e la vita. La realtà e me. Soli a discutere. Lei che mi dissuade dal far tutto ed io che le parlo del mio sogno e del mio cassetto.

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Postato alle 24/06/2008 17:26 di martedì, 24 giugno 2008
Tramite dei siti che ci pagano per cliccare su dei link. Ma come funziona? Sono siti che garantiscono ad aziende che si pubblicizzano un numero stabilito di visite al giorno. Iscrivendosi ad essi, avremo a disposizione un numero variabile (da 3 a 20) di siti al giorno e cliccando sopra uno di questi link si aprirà una nuova pagina web con una parte superiore ed una inferiore. Nella prima apparirà un timer (solitamente impostato sui 30 secondi) quello è il tempo per cui dobbiamo lasciare aperta la pagina e allo scadere ci verrà accreditata la somma prestabilita. Nella seconda parte apparirà il sito pubblicizzato.
 
Alcuni siti pagano in $ altri in €, però il pagamento varia dai 0,01 ai 0,005 centesimi, molto poco effettivamente.
 
Avendo 10 link al giorno e sperando di un pagamento di 0,01 cent a click, otteremo in un giorno 0,1€ ed in un mese 3€ circa.
 
Pochino giusto? Beh esiste il sistema di referral. Ovvero si fanno iscrivere amici che si presenteranno col tuo nick, questo ti permetterà di ottenere un guadagno anche su di loro. Se loro cliccheranno 10 link allo stesso prezzo guadagneranno 0,1€ ma tu come loro referral guadagnerai (in base al sito) la stessa cifra (o la metà, tibadisco dipende dal sito) + il tuo guadagno.
 
Quindi se 10 amici visitano 10 siti a 0,01€ io otterrò 1€ che per 30gg è uguale a 30€. Non male no?
 
Dopo che ti sarai iscritto potrai far iscrivere altri tuoi amici diventando tu il loro referral, alcuni siti permettono addirittura il guadagno sugli amici degli amici.
 
Payout.
Quando gli utenti arriveranno ad una somma prestabilita chiamata payout (che può essere di 5€ o 10€) si potrà richiedere l'accredito della somma che verrà versata in 3/4gg tramite PayPal o AlertPay. Ci sono anche siti che fanno bonifici, ma non sempre sono puntuali nel pagamento.
 
Io per ora ti consiglio questi siti che effettuano pagamenti sicuri (devi avere un account AlertPay o Paypal) iscriviti usando il link che ti do, così inserirai automaticamente me come Referral, se sei cnvinto la cosa ti prende solo 5minuti al giorno per sito. Perchè non provare?
 
P.s. da alertpay si possono fare versamenti anche su paypal
 
Questi sono i più sicuri e remunerativi, se v'interessano altri link contattatemi pure.
Se vi assicurati di avere almeno 10 iscritti sotto di voi e t'iscrivi cliccando ogni giorno sugli ads ti garantirai un pò di soldini e li garantisci anche a me =)
 
 

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